Il paradosso di Dummet

Uno dei problemi generati dalle teorie sui viaggi del tempo è il paradosso di Michael Dummett, ripreso in un episodio di Doctor Who, (S9, ep04) nel quale si racconta di un viaggiatore temporale appassionato di musica classica che torna nel passato al fine di conoscere Beethoven. Ma giunto a destinazione, il viaggiatore scopre che il grande musicista non esiste e nessuno ha idea di chi egli sia. Il viaggiatore inizia allora a comporre e divulgare le sinfonie di Beethoven attraverso gli spartiti che si era portato nel viaggio fino a diventare lui stesso Ludwig Van Beethoven.

Considerando l’intera vicenda, da dove arriva, in definitiva, la conoscenza e l’ispirazione necessarie a creare le sinfonie? La profondità del paradosso è che, a tutti gli effetti, questa conoscenza sembra nascere dal nulla e senza una reale causa.

Nella fantascienza il problema è ripreso nel film Terminator, con i suoi seguiti: il microchip che sta alla base tecnica degli androidi che vengono sviluppati è copiato da un androide che ha viaggiato nel tempo. Anche qui lo stesso problema del musicista: la conoscenza complessa e sofisticata presente nel chip innovativo nasce dal nulla, non prodotta da niente e nessuno.

Il problema è riproposto nel racconto La scoperta di Morniel Mathaway di William Tenn e affrontato marginalmente anche nella trilogia di Ritorno al futuro: quando Marty (Michael J. Fox) alla fine del primo film suona la canzone Johnny B. Goode, un membro della band che assiste alla sua esibizione fa sentire al telefono la canzone al suo parente Chuck Berry, che diventerà l’autore del futuro brano.