La Lettera di Galileo

Immaginatevi seduti in una biblioteca inglese, immersi nel profumo del legno e dei libri, al termine di una calda giornata estiva trascorsa a scartabellare scritti del Seicento. Siete quasi pronti per uscire quando, sfogliando pigramente il catalogo online della biblioteca, vi imbattete in una voce che vi balza all’occhio: una lettera che Galileo Galilei scrisse a Benedetto Castelli.

Secondo il catalogo, la lettera è datata 21 ottobre 1613. Ma quando la esaminate vedete che in calce, oltre alla firma di Galileo, è riportata una data diversa: 21 dicembre 1613. Un campanello di allarme inizia a suonare nella vostra mente: è la stessa data della famosa lettera che Galileo scrisse all’amico Castelli, quella considerata uno dei primi manifesti sulla libertà della scienza.

Una lettera molto famosa, di cui all’epoca si fecero molte copie, per via dell’importanza del contenuto, e di cui però si perse ogni traccia. Tutte le copie trovate sono molto simili tra loro, tranne una. Questa copia speciale, diversa, venne inviata a Roma da un religioso del tempo, Niccolò Lorini, il 7 febbraio del 1615, affinché fosse esaminata dall’Inquisizione, ed è tuttora conservata nell’Archivio Segreto Vaticano. In questa copia Galileo espose per la prima volta le sue argomentazioni sul fatto che la ricerca scientifica dovrebbe essere libera dalla dottrina teologica, in maniera più critica rispetto a quanto riportato in tutte le altre copie.