Min Cul Pop

Matteo Salvini ha decisamente sdoganato il turpiloquio e non ha mai mostrato sdegno per chi ne abusa allo scopo di rafforzare le proprie posizioni politiche. Non ha mai condannato l’uso dei termini e dei modi volgari e violenti; anzi, spesso li ha personalmente favoriti come avvenne in occasione l’episodio della bambola gonfiabile sfoggiata qualche anno fa per dileggiare la Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini in occasione di un comizio.

Eppure sulla propria pagina Facebook, il ministro dell’Interno usa una funzione riservata al mantenimento di un linguaggio rispettoso nei commenti per censurare le citazioni delle magagne della Lega

Il ministro ha deciso di optare per un uso avanguardistico del mezzo: perché limitarsi a censurare il turpiloquio, si sarà detto, quando si possono mettere a tacere quei rosiconi che tirano in mezzo vecchie storiacce di malapolitica fonti di imbarazzo?

Sulla pagina Facebook di Salvini, è stata quindi definita una serie di parole blacklistate (cioè indicate dal proprietario della pagina come termini il cui uso è proibito nei commenti), pena la mancata approvazione del messaggio da parte dell’amministratore. La questione è emersa e poi diventata virale grazie – soprattutto – a un post della seguita community di Socialisti Gaudenti e a un tweet dell’autore Massimo Mantellini, il quale ha provato a commentare una diretta salviniana usando il passepartout dei 49 milioni. Risultato: “Your comment contains a blacklisted word”, e commento cassato.

In realtà i termini proibiti dal ministero dei Bacioni non si limitano ai rimborsi indebitamente intascati dalla Lega: a essere proibito nelle dirette del Capitano è anche l’uso di “Siri” o “Armando Siri”, il sottosegretario leghista allontanato dal governo dopo essere stato invischiato in accuse di corruzione. E, spiega Severgnini, a rientrare nei termini-tabù c’è addirittura “Legnano”, la città lombarda il cui sindaco della Lega, Gianbattista Fratus, si trova attualmente agli arresti domiciliari per una storia di possibile corruzione e turbativa d’asta.

Di fatto, questo atteggiamento che censura i contenuti indesiderati, che dispone la rimozione degli striscioni non favorevoli al leader, e incoraggia invece i modi beceri e violenti, ricorda evidentemente le attività del Ministero della Cultura Popolare che nel ventennio fascista definiva le linee guida della vista sociale italiana.