Scienza, metafisica e filosofia

Tutti gli scienziati critici della filosofia riflettono molto profondamente sulla fonte della conoscenza umana. Cioè, sono tutti epistemologi. Sicuramente ne sanno di scienza più (della maggior parte) dei filosofi di professione, e certamente possiamo affermare che essi si basano sulle osservazioni e sugli esperimenti più che sul puro pensiero, ma non che non stanno filosofando.

Di sicuro, quindi, la filosofia non è morta. Al limite sono superate alcune varianti del puro pensiero, come quelle che comprendono la metafisica cosmologica. La metafisica sostiene di essere in grado di cogliere la realtà – così da poterla descrivere a buon diritto – ma non c’è modo di sapere se lo fa.

Fino a qualche secolo fa, storicamente parlando, non è stata fatta alcuna distinzione tra fisica e filosofia naturale. Talete di Mileto (circa 624-546 a.C.) è generalmente considerato come il primo fisico, così come il primo filosofo della tradizione occidentale. Per i fenomeni cercava spiegazioni naturali senza alcun riferimento alla mitologia.

La frattura si determinò nel XVII secolo, quando la fisica e la filosofia naturale iniziarono a divergere in discipline separate, dopo che Galileo e Newton avevano introdotto i principi che descrivono il moto dei corpi. Da quei principi primi Newton fu in grado di derivare le leggi del moto planetario che erano state in precedenza scoperte da Keplero. Il successo della previsione del ritorno della cometa di Halley nel 1759 mostrò a tutti la grande potenza della nuova scienza.

Nel libro del 1992 Dreams of a Final Theory, il premio Nobel Steven Weinberg intitolò  un intero capitolo “Contro la filosofia”. Riferendosi alla famosa osservazione del premio Nobel per la fisica Eugene Wigner sulla “irragionevole efficacia della matematica”, Weinberg si interrogava sulla “irragionevole inefficacia della filosofia”.

Weinberg non respinge tutta la filosofia, ma solo la filosofia della scienza, osservando che le sue discussioni arcane interessano pochi scienziati. Segnala i problemi della filosofia positivista, anche se conviene che abbia avuto un ruolo nell’iniziale sviluppo sia della relatività sia della meccanica quantistica. Ma sostiene che il positivismo ha fatto più male che bene: “La concentrazione positivista su osservabili come posizione e momento delle particelle si è inserito in un’interpretazione ‘realista’ della meccanica quantistica, in cui la funzione d’onda è ciò che rappresenta la realtà fisica”.

Forse il filosofo positivista più influente fu il fisico Ernst Mach, che alla fine del XIX secolo rifiutava di accettare il modello atomico della materia perché non riusciva a vedere gli atomi. Adesso possiamo vedere gli atomi con un microscopio a effetto tunnel, ma i nostri modelli contengono ancora oggetti invisibili, come i quark. Oggi filosofi, come i fisici, non prendono più sul serio il positivismo, che quindi non ha più alcuna influenza sulla fisica, né buona né cattiva.