L’erosione del sonno

Il processo di erosione della notte va di pari passo con l’affermazione del capitalismo: la rottura di ogni barriera fisica o temporale è un requisito fondamentale per la produzione e la circolazione delle merci.

Jonathan Crary in 24/7, Il capitalismo all’assalto del sonno

L’erosione dello spazio notturno inizia a piccoli passi. Nel Settecento le corti barocche si appropriarono in Europa della notte, un regno fino a quel tempo deregolamentato e popolato da contadini, banditi, prostitute – scrive Cancelli in Colonizzare la notte – e lo trasformarono in uno spazio di festa. Per arrivare alla conversione della notte in un tempo produttivo, invece, bisogna aspettare la rivoluzione industriale.

La rivoluzione non risiede soltanto nelle potenzialità tecniche della macchina a vapore, ma anche “in una radicale ridefinizione dei rapporti fra il lavoro e il tempo: si introduce l’idea di un sistema in cui le operazioni produttive non si fermano mai, di un lavoro che, per diventare più redditizio, funziona appunto 24/7”.

Nel corso degli anni Novanta, la Russia ha dichiarato una tacita guerra alla notte. Un gruppo di scienziati e ricercatori, guidati da Vladimir Sergeevich Syromyatniko, si è dedicato a un progetto ambizioso quanto fantascientifico: mandare in orbita una catena di satelliti dotati di riflettori, sincronizzati con il movimento del sole, che potessero intercettarne la luce e illuminare intere porzioni di terra nelle ore notturne.

Praticamente, grossi specchi lanciati nello spazio. L’impresa era nata con l’intenzione di allungare i tempi di lavoro, agricoli e industriali, nella Russia settentrionale e in Siberia – dove gli inverni sono particolarmente rigidi e le ore di luce molto ridotte – per permettere di continuare la produzione a cielo aperto anche nei mesi più bui. Lo stesso meccanismo poteva essere applicato alle città, dove il risparmio in termini di elettricità sarebbe stato consistente. La luce riflessa avrebbe dovuto essere cento volte più potente di quella di una luna piena.

Se c’è un programma o un film che muori dalla voglia di vedere rimani sveglio fino a tardi. Siamo in competizione con il sonno.

Reed Hastings, CEO Netflix

La mancanza di sonno portata alle sue estreme conseguenze, però, presenta delle ambivalenze anche dal punto di vista della produttività: da un lato, i problemi fisici e mentali indotti dallo stato di veglia prolungato compromettono la funzionalità e l’efficienza sul lavoro, portando di fatto a riflettere sull’eventualità di un effetto boomerang a livello economico. Dall’altro, ci sono aziende e settori commerciali che fioriscono proprio grazie a una battaglia al sonno. “Ai giorni nostri, in questo stadio avanzato del capitalismo, il sonno ha cominciato a essere considerato non soltanto un elemento che rallenta la produttività, ma anche un vero e proprio rivale in affari” continua Haig. Basti pensare alla dichiarazione dell’amministratore delegato di Netflix, Reed Hastings, rilasciata a una convention di settore: “Se c’è un programma o un film che muori dalla voglia di vedere rimani sveglio fino a tardi. Siamo in competizione con il sonno”. Oppure ai tour de force di imprenditori come Elon Musk, che in un’intervista al New York Time sha dichiarato di lavorare fino a 120 ore a settimana.