Articolo 1

«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.»

Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 1

In questi giorni, l’articolo 1 della Costituzione Italiana viene evocato a sproposito da migliaia di analisti politici improvvisati sui social network, i quali sostengono che questo articolo imporrebbe al Capo dello Stato l’obbligo di indire nuove elezioni poiché si tratterebbe proprio di “ciò che chiede il popolo“, sulla base di un non precisato “sentiment” collettivo che chiaramente non è misurabile. Non funziona affatto così.

Siamo in una Democrazia Rappresentativa che assegna al Parlamento il ruolo di strumento per l’esercizio della sovranità popolare. La Costituzione impone dunque al Presidente della Repubblica di assumere decisioni in base alle indicazioni delle forze politiche che il popolo ha collettivamente scelto per essere rappresentato in Parlamento, affidando loro un mandato politico di 5 anni che si chiama “Legislatura“.

In occasione dell’attuale crisi di governo, il Capo dello Stato è quindi chiamato a decidere sulla base delle indicazioni fornite dalla forze politiche elette in Parlamento nel 2018 e non certo sulla base dei sondaggi i quali, per quanto affidabili, non rispondono ai requisiti costituzionali.

Il fatto che in occasione delle recenti consultazioni elettorali indette per eleggere altri rappresentati delle strutture dello Stato (deputati europei, deputati regionali o consiglieri comunali) i risultati scaturiti siano diversi da quelli del 2018 non può e non deve influire nelle decisioni del Presidente della Repubblica, mentre può eventualmente influire nelle indicazioni delle forze politiche. Ma anche per esse non rappresenta un obbligo formale, in quanto il mandato loro assegnato consente di sostenere per 5 anni anche governi diversi.

Il problema di fondo è comprendere che quando si vota si impegnano i propri rappresentanti per 5 anni e si affida loro il compito di legiferare per quel periodo. L’equilibrio che scaturisce da una elezione non può essere modificato a piacere. E’ quello e basta.

Certamente le forze politiche si devono assumere la responsabilità di quanto deciso e fatto (o non fatto) nel corso della legislatura e, nelle successive consultazioni, verranno premiate o punite anche sulla eventuali indicazioni fornite al Capo dello Stato in occasione delle crisi di governo.

Ma tirare in ballo la Costituzione sulla base di intenzioni di voto raccolte sui sociale network per pretendere elezioni anticipate è totalmente improprio. I sondaggi, di qualsiasi genere, non hanno nulla a che vedere con la democrazia rappresentativa prevista dalla nostra Costituzione.

Allo stesso modo, è una assurdità rivolgersi a forme di pseudo-democrazia partecipativa digitale la scelta sul futuro di una legislatura. Il mandato ricevuto dai propri elettori comprende infatti anche la responsabilità di decidere la via di uscita da una crisi di governo. Rivolgersi ad una nicchia di appassionati attraverso una opaca piattaforma digitale (gestita da una privata società di marketing evidentemente interessata ad uno specifico risultato) non ha nulla a che vedere con la democrazia. Rappresenta solamente un modo per lavarsi le mani, se non addirittura ingannare i propri stessi elettori.

Attraverso Rousseau infatti, il Movimento 5 Stelle attribuisce ad una piattaforma insicura, non certificata da terze parti e su cui il Garante per la privacy ha espresso posizioni severissime (si pensi alla “permanenza di importanti vulnerabilità” anche rispetto a un’istruttoria del 2017, e alla sanzione da 50mila euro) e a una rappresentanza infinitesimale dell’elettorato e degli italiani il futuro del paese intero. Almeno nell’immediato, si impicca al palo della presunta democrazia digitale l’anima stessa della democrazia rappresentativa.

Senza informazione, senza approfondimento, senza poter verosimilmente avere per le mani un programma e forse neanche i nomi del nuovo esecutivo a cui si sarà già dato il via libera. Rendiamocene conto: un paese come l’Italia è appeso a una simile assurdità, a questo abbozzo malfunzionante di progetto futuribile che ha molto poco degli efficaci esperimenti nordeuropei.