La democrazia si fonda sulla quantità e non sulla qualità…

La democrazia è la miglior forma di Governo possibile, ma il suo più grande difetto è quello di basarsi sulla quantità e non sulla qualità. Il voto di ogni cittadino ha lo stesso peso, ma quando la differenza economica e culturale tra i cittadini è troppo ampia, si rischiano quelle gravi distorsioni che chiamiamo comunemente populismi.


Tendenzialmente una persona istruita, ma non faziosa, esprimerà il proprio voto pensando alla prospettiva migliore non solo per se stesso ma anche e soprattutto per la Comunità nel suo complesso. Ma chi è disinformato, rischia di esprimere il proprio voto prendendo in considerazione principalmente quelli che ritiene essere i propri bisogni o, peggio ancora, quelli che gli vengono presentati come i suoi principali bisogni, attraverso il cosiddetto “Parlare alla pancia“.
Jason Brennan, docente in Strategia, Economia, Etica e Politiche Pubbliche presso l’Università di Georgetown, nel suo libro Against Democracy (Contro la Democrazia) ,ipotizza una correzione della democrazia attraverso l’epistocrazia.

L’epistocrazia tenta di correggere la democrazia riducendo il potere degli elettori disinformati. L’idea è di mantenere il potere ampiamente diffuso, non concentrato nelle mani di pochi esperti, ma nonostante ciò assegnare un peso minore ai voti degli elettori ignoranti e male informati.

Nella sua intervista alla rivista telematica Telos, che si occupa di cultura economica e politica, con alcuni interessanti esempi Brennan spiega come la disinformazione giochi un ruolo determinante sull’esito delle elezioni democratiche.

La democrazia è il governo del popolo, ma la maggior parte della gente non ha la più pallida idea di cosa stia facendo. Ogni due anni, l’American National Election Studies analizza le conoscenze di base dei cittadini statunitensi. In generale, questi studi rilevano che il 25% degli elettori sono ben informati, il 50% sono ignoranti, e il restante 25% sono male informati (ovvero, hanno sbagliato al 50% le risposte ai quesiti a scelta multipla). Gli astenuti ottengono risultati anche peggiori. 
Fate conto che questi studi prendono in considerazione soltanto le conoscenze di base – ad esempio, chi è il Presidente USA o qual è il tasso di disoccupazione. Quando indaghiamo quali elettori hanno conoscenze in Scienze sociali, riscontriamo una situazione anche peggiore. Questo è importante dal momento che nelle scelte politiche la posta in gioco è elevata. Per conquistare il potere, i politici devono portare avanti politiche che abbiano presa sugli elettori. Ma se gli elettori fossero ben informati, sosterrebbero politiche differenti da quelle che in effetti appoggiano.

Nel suo libro, Brennan suddivide gli elettori in Hobbit, Hoolingans e Vulcaniani, spiegando come la carenza di questi ultimi generi un problema di affidabilità della democrazia.

Ne “Il Signore degli anelli”, gli hobbit non si curano molto di quello che accade nel mondo esterno. Vogliono soltanto fumare la pipa, curare l’orto e mangiare. Il loro omologo nella società è un cittadino che non si interessa molto alla politica, ha poche opinioni sulle questioni politiche, sa poco di politica, e non partecipa. 
Circa metà dei cittadini statunitensi – in particolare, quelli che non vanno a votare – sono hobbit
Gli hooligan del calcio conoscono perfettamente il loro sport, ma sono tribali e faziosi. Per loro, essere tifosi fa parte della loro identità. Odiano i tifosi delle altre squadre. 
L’omologo nella società sarebbe un cittadino che possiede solide convinzioni politiche, odia coloro che sostengono altre idee, ne sa parecchio di politica ma è fortemente prevenuto e legge soltanto le notizie che possono confermare le sue opinioni. L’elettore tipo negli USA è un hooligan
In Star Trek i vulcaniani sono pensatori, scientifici e iper-razionali. L’omologo nella società sarebbe un cittadino che conosce molto la politica, non fedele per partito preso alle proprie idee ed è disposto a cambiare la propria opinione di fronte a nuovi elementi. Difficilmente siamo così. Questo è un problema per la democrazia perché molte teorie su come la democrazia dovrebbe funzionare presuppongono che gli individui agiscano come vulcaniani, mentre in realtà tutto ciò che abbiamo sono hobbit o hooligan.

Secondo l’autore di Against Democracy, la soluzione sta nell’epistocrazia, una forma di governo democratico mediata dalla valorizzazione della competenza sia in termini di capacità dei politici che di conoscenze degli elettori. L’idea dell’uno vale uno non viene messa in discussione quando alcuni di questi uni sono talmente disinformati e incompetenti da rischiare di cagionare un danno per l’intera Comunità, complice una classe politica impreparati e senza scrupoli.

L’idea che sottostà all’epistocrazia non è che i bene informati hanno il diritto di governare, bensì che l’inesperto abbia il diritto di non essere governato da un incompetente.

E ancora…

È “elitario” anche dire che gli idraulici ne sanno più degli altri di tubature. Eppure nessuno si offende quando sente questa affermazione. 
Nessuno penserebbe di me che sono un elitario se dicessi che conosco meglio io l’Economia rispetto a mio figlio Keaton di 5 anni. Eppure Keaton è più preparato in Economia di quanto non sia l’elettorato USA nel suo insieme. Dopo tutto, Keaton è completamente inconsapevole e agnostico, non ha opinioni rispetto a nulla. Al contrario, il pubblico USA sostiene la screditata teoria economica del mercantilismo, che è stata confutata centinaia di anni fa. Keaton è ignorante, ma quell’elettorato è peggio che ignorante. 

L’elezione di Trump, la Brexit, l’avanzare dei nazionalismi in tutta Europa sono tutti effetti della dilagante disinformazione. In tutti questi casi, coloro che hanno contribuito a determinare l’esito di queste consultazioni, sono cittadini statisticamente alquanto disinformati, che si sono basati su assunti prevalentemente falsi nella loro decisione di voto.


Il problema della sottocultura dilagante è sotto gli occhi di tutti. I social network (come Facebook) lo amplificano e lo rendono talvolta sovrastante. Oggi raccogliamo i risultati di anni di disinteresse verso la cultura, la formazione e l’istruzione, scalzati dal consumismo sfrenato. E in questo disfacimento culturale, le colpe maggiori stanno nella classe politica cosiddetta progressista, che oltre ad aver sottovalutato l’avanzata del fenomeno populista, lo ha rincorso e amplificato.
Il dibattito sull’epistocrazia, può essere inquietante e preoccupante perché va a minare uno degli assunti più profondi dello stato di diritto. Ma oggi, riconosciamolo, è più attuale che mai…


Riferimenti:

Jason Brennan

Contro la Democrazia


Jason Brennan

Against Democracy