Where Now Begins

Che forma ha la storia prima che si cristallizzi sui libri? Prima che ci sembri ineluttabile, quando il passato non ha ancora plasmato il presente? In 1947 (Iperborea, 2018), Elisabeth Åsbrink racconta le vicende di un anno colmo di avvenimenti, mescolando storie enormi ad altre secondarie, tra guerra, pace e arte.

Nel 1947 nasce lo stato di Israele, l’ONU sancisce la spartizione della Palestina. In Europa i fascismi iniziano già a riorganizzarsi, inseguendo il progetto di una unione fascista transnazionale. Grace Hopper, matematica e informatica, sviluppa il rivoluzionario linguaggio di programmazione COBOL. Primo Levi si vede rifiutare Se questo è un uomo da Einaudi, Simone de Beauvoir si innamora di Nelson Algren, George Orwell si rifugia malato sull’isola di Jura e si mette al lavoro su 1984. I gerarchi nazisti trovano asilo in Sudamerica. Lord Mountbatten viene spedito in India per gestire l’indipendenza del paese ma chiude la faccenda in maniera disastrosa (“I fucked it up”).

Il 1947 è l’anno in cui “tutto poteva succedere perché tutto era già successo”, e Åsbrink accumula tessere di un mosaico troppo grande per essere completato. Senza cercare il rigore di un’accademica, racconta il romanzo di quell’anno decisivo, provando a descrivere il momento esile, spettrale, in cui “il tempo muove un passo in una nuova direzione, da un futuro concepibile a un altro”.