Economia (post-Covid) solidale

Attraverso la pandemia, il mondo dell’economia solidale, dei gruppi d’acquisto (i GAS) e della filiera corta, ha rafforzato la certezza che certe buone pratiche consolidate possono risultare vincenti sul modello di agricoltura intensiva. E proprio grazie alle restrizioni da lockdown la platea di consumatori interessati a stili di acquisto “alternativi” si sta ampliando.

Numerose abitudini quotidiane sono cambiate obbligatoriamente a causa del virus, con la conseguente potenzialità di radicare. Tali pratiche, se integrate e sommate vicendevolmente, possono incidere e portare un cambiamento effettivo, sociale ed economico.

L’economia solidale può rappresentare una grossa opportunità per affrontare la crisi economica più grave degli ultimi 100 anni (cioè dal ’29).

Le realtà dell’economia solidale sono destinate prevalentemente ad un mercato “interno” e a una domanda “consapevole”, che conosce i produttori e li sceglie per una serie di motivi (non tanto per una presunta convenienza o comodità da supermercato). Per questi motivi (sostenibilità ambientale, inclusione sociale, forme cooperative) il consumatore decide di essere “solidale” con il produttore.

Questo concetto cardine, anche in tempi di crisi economica, può consentire la “tenuta” del sostegno a quella parte dell’agricoltura sostenibile – biologica, ad inclusione sociale – che fa leva sulle nostre realtà di GAS, mercati di piccoli produttori e pratiche similari. Sempre che queste attività siano consentite in termini legali e di sicurezza nei vari decreti emergenziali».

Nel corso del lockdown, dopo una iniziale battuta di arresto, molti gruppi d’acquisto si sono rimessi in moto reinventando modalità di approvvigionamento dei prodotti, di immagazzinamento degli stessi e di consegna alle famiglie. Ad esempio, si sono proposti i GAS condominiali e si sono adibiti nuovi spazi di smistamento dei beni pensati per mantenere il distanziamento sociale.

Altre realtà hanno sviluppato piattaforme per ordini online o telefonici oppure si sono inserite nei circuiti di aiuto sociale dei vari comuni, di informazione e consegna delle protezioni civili locali o di gruppi di volontari nati per l’emergenza. Insomma resilienza e flessibilità si confermano qualità tipiche per questi circuiti di approvvigionamento alternativo.