Blockchain per affrontare il Covid-19

La Blockchain è una struttura dati decentralizzata, condivisa e crittograficamente immutabile. Questa struttura funge da registro digitale di tutte le transazioni e\o informazioni inserite o suddivise appunto in blocchi di dati. L’inserimento e la validazione di tali transazioni sono delegate a un meccanismo di consenso distribuito su tutti i nodi della rete stessa.

L’aggiunta di ogni nuovo blocco alla catena deve passare attraverso un preciso protocollo basato sul consenso tra questi computer (nodi). Una volta autorizzata l’eventuale aggiunta del nuovo blocco ogni nodo aggiorna la propria copia senza che ci sia più alcuna possibilità di modificare i dati una volta inseriti e validati.

In altre parole, la Blockchain non è altro che una sorta di libro mastro, distribuito e gestito da una rete di computer, ognuno dei quali ne possiede una copia.

In questo modo, tutte le transazioni possono essere tracciate senza alcun bisogno di una terza parte fiduciaria garante di qualsiasi scambio. Un sistema che permette di recuperare la fiducia ormai persa nell’essere umano, divenuto facilmente corruttibile.

Nel solo mese di febbraio, la Cina ha visto il lancio di ben 20 applicazioni basate su blockchain, progettate per aiutare a combattere l’epidemia del coronavirus. 

In questo modo è stato possibile garantire la sicurezza dei dati medici, tracciando e proteggendo in modo efficace le informazioni raccolte. Ha anche permesso di tenere traccia della fornitura dei materiali per la prevenzione del virus e comunicare con i cittadini.

Questa tecnologia può determinare con esattezza i punti di scambio, dal caricamento delle donazioni (mascherine e altro materiale sanitario) alla loro consegna, fino all’uso finale, così da controllare il processo di distribuzione/allocazione.

La Blockchain non può certo curare il coronavirus, ma sicuramente in futuro, insieme ad altre tecnologie emergenti, ci permetterà di avere reazioni più efficienti a questo tipo di emergenze e tragedie.