The G.R.O.W. model

Il modello G.R.O.W. (Goals, Reality, Options, Will) è stato ideato da John Whitmore (uno dei padri fondatori del Coaching) e rappresenta uno strumento efficace per elaborare un piano di azione davvero efficace e convincente.

Lo scopo del modello GROW è quello di favorire il raggiungimento di un obiettivo con la massima focalizzazione del proprio potenziale, accedendo anche a risorse nascoste o poco usate.

L’approccio del modello GROW consente di individuare le soluzioni più efficienti. Questa metodologia non indica il “cosa fare“, ma traccia il percorso corretto per identificare in modo chiaro gli obiettivi ed attivare le risorse disponibili per raggiungerli.

Nelle sessioni di coaching si fa largo utilizzo del metodo GROW o di altre sue varianti. Ma il metodo, se applicato con il dovuto scrupolo, può essere efficacemente adottato anche in autonomia.

[G] Goals

In qualsiasi processo di crescita personale o di motivazione è fondamentale partire dal risultato che si vuole ottenere. Questo passaggio può apparire scontato, ma non lo è affatto. Troppo spesso, infatti, si tende a fissare obiettivi in modo eccessivamente “vago”.

Ad esempio, dicono “Voglio dimagrire”, ma si limitano a questo, tralasciando la parte più importante: quanto voglio pesare, in quanto tempo ed in che modo?

Oppure: “Voglio guadagnare di più”. Quanto vuoi guadagnare di più e facendo che cosa?

Un obiettivo, per essere ben formato, deve rispondere a requisiti specifici come quelli sintetizzati nel popolare metodo S.M.A.R.T.:

  • Specifico: definito in modo chiaro e determinato.
  • Misurabile: che può essere monitorato e misurato.
  • Ambizioso: che sia motivante ed importante.
  • Realistico: che sia realizzabile ed alla portata.
  • Temporizzato: definito nel tempo e scritto.

Un obiettivo ben formato deve essere sempre espresso in modo positivo, perché il cervello, ragiona per immagini e pertanto non computa il termine “non” generando un corto circuito.

Un obiettivo deve inoltre essere “ecologico”, ossia deve essere tale da migliorare (o almeno mantenere invariate) tutte le condizioni positive dell’individuo pre-esistenti al suo raggiungimento.

Riprendendo l’esempio precedente, “non voglio ingrassare” non è un obiettivo ben formato, ma anche  “voglio dimagrire” è inadeguato. L’obiettivo corretto è “voglio attuare un programma di dimagrimento motivante che mi consenta di perdere 10 Kg in un tempo ragionevole“.

[R] Reality

Dopo aver delineato l’obiettivo è necessario raccogliere informazioni sulla realtà.

C’è infatti una relazione importante tra la fase di Goal e la fase di Reality: nella prima fase, infatti, si raccolgono informazioni sulla “scena ideale”; nella seconda fase, invece, si raccolgono informazioni sulla “scena attuale”.

Questo specifico ordine presenta diversi vantaggi

  • consente di fare chiarezza sul proprio obiettivo: dove vogliamo andare?
  • consente di prendere atto delle condizioni di partenza: dove ci troviamo?
  • si rafforza il ponte tra le due fasi che il cervello considera già “collegate
  • Si evita un calo di motivazione, anche quando lo scenario di partenza dovesse essere particolarmente critico;

Nella fase di Reality si realizza inoltre quello che in gergo viene chiamato un bagno di realtà perché consente di identificare i “giudizi” e le “rappresentazioni” che risultano poco funzionali all’obiettivo che si vuole raggiungere.  

Questo passaggio è importante per cambiare punto di vista ed entrare in contatto con la situazione attuale da una nuova posizione. Una posizione, a partire dalla quale, si aprono nuove possibilità di azione per raggiungere l’obiettivo.

[O] Options

La terza fase è quella nella quale si valutano le possibili opzioni, le varie scelte a disposizione per raggiungere il proprio risultato. E spesso non mancano le sorprese, in quanto si apre un mondo che non si pensava di avere a disposizione. 

In questa fase è fondamentale fare utilizzo di domande potenti come:

  • Che cos’altro puoi fare per ottenere il risultato che ti sei prefissato?
  • Porta la tua attenzione a chi ci è già riuscito, come ce l’ha fatta?
  • Quali altre risorse puoi sviluppare per ottenere il risultato che desideri?
  • Quale persona potrebbe suggerirti ulteriori opzioni?
  • Nel caso in cui dovessi trovare una difficoltà, qual è la prima cosa che puoi fare per superarla?

È però indispensabile individuare le domande giuste, in modo tale da portare il focus sulle risorse a disposizione e sui modi concreti per entrare in azione

[W] Will

L’ultima fase del modello GROW, prevede l’elaborazione di un preciso piano d’azione con le informazioni raccolte nelle fasi precedenti. Il piano deve essere convincente, motivante e coinvolgente. Un vero e proprio “piano di battaglia”.

Per raggiungere questo risultato, si utilizzano domande che consentono di dettagliare il piano indicando con precisione il quando, il cosa, il dove, il chi e il come.

Queste domande non hanno più come scopo l’analisi della situazione, quanto invece il definire un percorso di azioni concreto e specifico per raggiungere il risultato desiderato. 

Ecco le domande più dettagliate relative a questa fase:

  • Che cosa farai?
  • Quando lo farai?
  • Dove e con chi?
  • Di quali risorse hai bisogno?
  • In che modo puoi procurarti queste risorse?
  • Chi può aiutarti per avvicinarti al tuo risultato?
  • Quali sono i tempi e le scadenze delle azioni che hai definito?
  • Qual è la prima azione che farai immediatamente dopo il nostro incontro? 

Rispondere consapevolmente a queste domande è fondamentale perché poi dovremo essere noi ad attuare il nostro piano d’azione.

Il nostro consulente o Coach, può aiutarci ad individuare le domande corrette, ma le risposte devono essere nostre, solo nostre. Altrimenti il piano non sarebbe il nostro piano d’azione.

Il Coach ha infatti responsabilità rispetto alla sessione di Coaching ed al processo: non può di certo entrare in azione al nostro posto. Quanto più chiaro e dettagliato sarà il piano d’azione nella fase Will, tanto più inizieremo a “fare” in modo efficiente.

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