La crisi interiore dell’Umanità

Stiamo vivendo in queste settimane una situazione di emergenza sanitaria che sta modificando in modo significativo le nostre abitudini e la nostra quotidianità. Ma a cambiare è anche il nostro modo di pensare. Ad essere messi in discussione sono i rapporti sociali ma anche la nostra idea di libertà, il rapporto con il tempo, la percezione della vulnerabilità.

Nulla sarà come prima, ma non è detto che le cose siano sul peggio. Sono convinto che ogni crisi porti dei miglioramenti per l’umanità. Per esempio la crisi economica del 2008 ci ha resi più sensibili ai temi egualitari, la crisi del 2001 ci ha reso più sensibili alla questione della guerra nel mondo e questa ci renderà più sensibili alla vera natura dei rapporti umani e soprattutto su come si possa gestire una società semplicemente su basi telematiche.

C’è una grande evidenza che avevamo trascurato. Abbiamo passato gli ultimi vent’anni a sentirci dire che non avevamo più rapporti umani perché tanto tutto era mediato dal web e che vivevamo in una infosfera in cui la natura era scomparsa e conculcata.

Adesso noi tutti sentiamo che la nostra vita è profondamente cambiata. E questo significa che, anche quando credevamo di vivere nell’infosfera e, puramente e semplicemente, nel mondo del web, del onlife, del Second Life e di tutto il resto, in realtà passavamo lì un po’ di tempo, esattamente come si passava del tempo in biblioteca o a leggere e a scrivere. Ma non era la totalità della nostra vita. Perché se fosse stata davvero la totalità della nostra vita adesso non sentiremmo delle privazioni banali che sono ad esempio quelle di uscire per strada, stringere la mano, salutare qualcuno, andare in posti dove ci si aggrega.

Tutto questo c’era ed esisteva, eppure per qualche strano motivo l’umanità era convinta di vivere nella nuvola del web. Questo secondo me è già strano e meritevole di riflessione ed è già un insegnamento teorico importante che ci viene da questa crisi.

L’altro aspetto che ci insegna tutto questo è che noi giustamente siamo preoccupati per la natura, però non dimentichiamo un punto. Quando si dice “Salviamo la natura”, come se oltretutto fossimo onnipotenti rispetto alla natura e potessimo decidere di salvarla, in realtà diciamo un’altra cosa, anche giusta ma bisogna sapere che è una cosa diversa, e cioè: “Salviamo l’umanità”. Dal punto di vista della natura questo è un grandissimo momento, il virus non è mai stato così bene come adesso.

Il buco dell’ozono e tutto quello che noi abbiamo fatto, di cui noi siamo responsabili, sicuramente a lui non fa un baffo, posto che i virus abbiano dei baffi.

Il punto è differente. Cioè che ci rendiamo conto di quanto la condizione umana sia fragile e quindi c’era un certo titanismo che stava dietro all’idea che “basta che si prendano delle decisioni politiche e l’umanità è salvata dalla distruzione dell’ambiente”. È importante che si prendano delle decisioni politiche, è importante che l’umanità salvi se stessa, ma serve all’umanità che le decisioni politiche non bastino perché la natura comunque è più forte.