Il Clima ideale per i nuovi virus

Clima e infezioni viaggiano insieme. A evidenziarne il legame è il “Lancet Countdown Report 2019”, che associa i cambiamenti climatici proprio a un’aumentata diffusione delle patologie infettive: in un pianeta più caldo, virus, batteri, funghi, parassiti potrebbero trovare condizioni ideali per esplodere, diffondersi, ricombinarsi, con un aumento tanto della stagionalità quanto della diffusione geografica di molte malattie.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (che ha appena dichiarato la pandemia da Covid-19), in un rapporto del 2007 sulla salute nel XXI secolo, avvertiva che il rischio di epidemie virali cresce in un mondo dove il delicato equilibrio tra uomo e microbi viene alterato da diversi fattori, tra i quali i cambiamenti del clima e degli ecosistemi.

detail of white smoke polluted sky

La diffusione di questi nuovi virus, in poche parole, sarebbe l’inevitabile risposta della natura all’assalto dell’uomo, come spiega la virologa Ilaria Capua, che dal 2016 dirige uno dei dipartimenti dell’Emerging Pathogens Institute dell’Università della Florida: “Tre coronavirus in meno di vent’anni rappresentano un forte campanello di allarme. Sono fenomeni legati anche a cambiamenti dell’ecosistema: se l’ambiente viene stravolto, il virus si trova di fronte a ospiti nuovi“.

Secondo il direttore della comunicazione di Greenpeace Andrea Pinchera di Greenpeace: lo scioglimento di ghiacci e ghiacciai, ricorda, potrebbe rilasciare virus molto antichi e pericolosi. “Nel gennaio 2020 un team di scienziati cinesi e statunitensi ha comunicato di avere rintracciato all’interno di campioni di ghiaccio di 15mila anni fa, prelevati dall’Altopiano tibetano, ben 33 virus, 28 dei quali sconosciuti. Tracce del virus della Spagnola sono state ritrovate congelate in Alaska, mentre frammenti di Dna del vaiolo sono riemersi dal permafrost nella Siberia nord-orientale“.

Proprio il permafrost rappresenta un ambiente perfetto per conservare batteri e virus, almeno fin quando non interviene il riscaldamento globale a liberarli. “E che ciò possa avvenire lo testimonia un episodio dell’estate del 2016 quando, sempre in Siberia, l’antrace ha ucciso un adolescente e un migliaio di renne, oltre a infettare decine di persone“.