Project for Public space

“If you plan cities for cars and traffic, you get cars and traffic. If you plan for people and places, you get people and places.”

Fred Kent, Projects for Public Space

La sostanza di questo concetto è che il traffico ha ormai raggiunto un livello di saturazione: è lo stesso traffico, ed i disagi che impone agli stessi automobilisti, a ridurre il numero di veicoli circolanti.

Non è affatto semplice uscire dalle gabbie mentali che la società incessantemente provvede a costruire, la perenne difficoltà nel vedere le cose come realmente sono e non come ci vengono confezionate.

Ridurre le congestioni“fluidificare”, significa semplicemente invogliare gente che aveva abbandonato l’auto a prenderla di nuovo, col risultato di saturare nuovamente la rete stradale, ma con un numero maggiore di automobili e gli ingorghi collocati in punti diversi.

L’unica seria politica di riduzione del traffico si fa riducendo il numero di auto circolanti, ovvero creando le condizioni per cui gli automobilisti tenderanno a spostarsi con mezzi differenti e meno penalizzati. In soldoni si fa “creando disagi agli automobilisti”. L’aumento delle accise è un disagio, la tariffazione di accesso e sosta nei centri storici è un disagio, le ZTL e le limitazioni alla circolazione in determinate fasce orarie sono disagi.
E funzionano!

Il punto non è quali disagi gli automobilisti debbano sopportare, ma quale e quanto disagio gli automobilisti producano quotidianamente all’intera città. Un disagio fatto di incidentalità stradale, morti, feriti, invalidità permanenti, di degrado dell’ambiente urbano, rumore, fumi, inquinamento da sostanze cancerogene, polveri sottili, occupazione degli spazi comuni per la sosta dei veicoli, produzione di ingorghi che rallentano anche e soprattutto il trasporto pubblico: disagi sconfinati ad ogni altra forma di utenza delle strade e del territorio urbano.