Il conflitto di Spock

Il pensiero binario permea la nostra cultura. Tutti noi tendiamo a ragionare sulle differenze tra uomini e donne, dividiamo i personaggi immaginari in “eroi” e “cattivi“, insistiamo sul fatto che cani e gatti sono completamente opposti nonostante le loro numerose somiglianze.

Uno dei nostri “binari” preferiti è il modo in cui parliamo del nostro cervello. Tendiamo infatti a credere che “razionalità” ed “emozione” siano due stati opposti che si contendono il dominio dentro di noi. Nessuno rappresenta questa dicotomia meglio del comandante Spock di Star Trek, perché è proprio su questo aspetto che è stato costruito il personaggio.

Gli esseri umani, di regola, provano molti sentimenti e non sanno cosa farsene. Esaminare questo problema tramite un personaggio che lo porta a una conclusione estrema è (oserei dire) affascinante perché siamo tutti impegnati a cercare di adattare le nostre risposte emotive nelle azioni della vita quotidiana. Chiaramente questo problema è insito nella nostra mente, come specie umana.

E così è nato Spock, che ha trascorso oltre mezzo secolo sugli schermi televisivi e cinematografici, aiutandoci a dare un senso a tutto. Cresciuto per essere del tutto razionale, Spock trascorre gran parte della sua vita intrappolata tra due modi di pensare, due sé, due modi di vivere la sua vita. Come primo interprete del personaggio, Leonard Nimoy credeva che, nonostante la sua eredità parzialmente aliena, la lotta di Spock fosse intrinsecamente umana, dicendo una volta in un’intervista: “Prima di diventare logici, pensare le persone, siamo irrazionali, infantili, impetuosi, inclini ad essere arrabbiati e combattivi, e così via. Perché gli adulti combattono meno dei bambini? Dato che sono andati dalla parte logica, sono diventati più orientati al pensiero che all’emozione, più al cervello sinistro rispetto al cervello destro”.

Nimoy credeva nell’idea che uno la parte del cervello sia più incline alla scienza e alla razionalità, e l’altra sia più creativa, artistica ed emotiva. Con questa idea nasce la convinzione che le persone siano naturalmente inclini a usare un emisfero del cervello più spesso dell’altro, vale a dire che alcuni sarebbero intrinsecamente logici e altri più creativi.

In realtà la psicologia moderna ha dovuto dedicare una notevole quantità di tempo per smontare questo mito. Il funzionamento dei lati sinistro e destro del cervello non genera ad una metà logica e una metà emotiva. Prendendo spunto da Psychology Today in un articolo di Joe Frohlich, scopriamo che i due emisferi sono diversi, ma le tecnologie di imaging del cervello come la risonanza magnetica funzionale (fMRI) suggeriscono che, in media, usiamo entrambi i lati del nostro cervello allo stesso modo. Siamo tutti “ambidestri del cervello”. L’ossessione per la sinistra o il cervello destro è iniziata con studi negli anni ’50 che coinvolgono pazienti che avevano i nervi che collegavano gli emisferi del cervello recisi per curare l’epilessia. Ciò ha permesso agli scienziati di studiare quali azioni e processi fossero correlati ai diversi lati del cervello, ma non ha mai portato alla conclusione che le persone fossero irrevocabilmente allineate con metà della loro mente o con l’altra.

La verità, infatti, pare smontare la teoria del cervello binario. Attraverso le loro ricerche, gli psicologi Dacher Keltner e Paul Ekman, sono arrivati ad una conclusione completamente diversa su come l’emozione e razionalità si intersecano:

  • Le emozioni organizzano, anziché interrompere, il pensiero razionale. Tradizionalmente, nella storia del pensiero occidentale, l’opinione prevalente è stata che le emozioni sono nemiche della razionalità e perturbano i rapporti sociali cooperativi.
  • Ma la verità è che le emozioni guidano le nostre percezioni del mondo, i nostri ricordi del passato e persino i nostri giudizi morali di giusto e sbagliato, in genere in modi che consentono risposte efficaci alla situazione attuale.

Ma la cosa curiosa è che mentre l’opinione pubblica ha erroneamente interpretato il conflitto del personaggio di Spock, considerando l’emozione e la logica come opposti polari in una sorta di duello psicologico in corso, gli sceneggiatori di Star Trek sembrano aver sempre sempre conosciuto la verità nel profondo.

Seguendo lo sviluppo di Spock – in diversi programmi televisivi, film e realtà multiple – non vediamo un personaggio che trascorre la sua vita combattendo la sua eredità umana per affermare il pragmatismo vulcaniano. Vediamo invece una persona la cui intera vita è orientata a sviluppare l’intelligenza emotiva che la sua educazione stoica vulcaniana gli ha negato e alla ricerca di pace ed equilibrio, in quel processo nel corso della sua vita. La storia di Spock è dedicata alla ricerca dei luoghi in cui l’emozione si interseca con la logica e all’apprendimento della fiducia in tali sentimenti fino all’illuminazione di sé.