Ludwig B

Ludwig B è uno dei manga che Osamu Tezuka lasciò incompleti al momento della sua morte, avvenuta nel 1989. Tezuka (1928-1989) è uno dei mangaka più famosi in Giappone. In Italia lo conosciamo principalmente per gli anime di “Astroboy“, “Kimba il Leone Bianco“, “La principessa Zaffiro“, “Cyborg 009“, “I bon bon magici di Lilly“.

All’inizio degli anni’80 Beethoven era davvero diventato una icona pop. Escludendo il nutrito numero di film biografici a lui dedicati, si pensi solo al personaggio di Schroeder, dei Peanuts, che per il compositore nutre una vera e propria venerazione e di cui, ogni 16 dicembre, festeggia il compleanno, ma anche al ruolo che il personaggio riveste in Arancia Meccanica di Stanley Kubrick. Forse non tutti ricorderanno, inoltre, che una versione disco della Quinta Sinfonia era uno dei brani che accompagnavano Tony Manero ne La febbre del sabato sera.

Una serie di coincidenze portarono Tezuka a concentrarsi sul compositore tedesco Ludwig van Beethoven, di certo una delle figure più note non solo della musica classica, ma già allora, popolarissima icona pop. Questo grazie sia grazie alla riconoscibile fisionomia, riproposta in accigliati e scarmigliati busti, ma anche ai frequenti omaggi a lui tributati in altri ambiti della cultura popolare e non.

Ludwig B è uno dei migliori lavori di Tezuka, soprattutto se confrontato con l’ultimo periodo della sua produzione e riassume, attraverso una sintesi davvero molto equilibrata, tanti temi, narrativi e grafici, della sua carriera di mangaka: anacronismi, commistione di toni, dal drammatico all’umoristico, resa psicologicamente realistica e complessa dei personaggi, riflessioni sull’inutilità della violenza e sul lato oscuro dell’animo umano, l’arte come mezzo (non sempre) salvifico.

Senza eccedere in sperimentazioni, ma non risparmiandosi pezzi di bravura (la resa grafico-narrativa delle esecuzioni musicali, la visita del medico in apertura del volume, la lunga sequenza in soggettiva ripresa da una telecamera ecc.) Ludwig B si offre come un racconto solido e capace di creare empatia con il lettore, non tanto per le origini umili e per le vicissitudini del protagonista, ma proprio per le innumerevoli asperità e debolezze che ne definiscono il carattere. 

Unico neo l’inserimento, a mo’ del Salieri di Forman, di un antagonista da shojo manga totalmente strumentale, le cui motivazioni sono a dir poco tagliate con l’accetta e che rappresenta un’eccessiva concessione dell’autore al feuilleton. Per fortuna la psicologia di Franz, questo il suo nome, evolverà sufficientemente da farlo risultare meno indigesto, ma senza che questo lavi totalmente la sensazione della sua continua pretestuosità.