Il silenzio degli incoscienti

Dobbiamo salvaguardare le nostre conoscenze e il nostro business facendo formazione nelle scuole, organizzando convegni per sensibilizzare una comunità tanto refrattaria alle implicazioni della cyber security quanto esposta ai suoi pericoli”.

Massimo Chirivì, ethical hacker e CEO di Innovamind

Per forzare una crittografia, quel sistema che protegge i messaggi da intrusioni esterne, servirebbero centinaia di anni a un pc tradizionale. Ma grazie all’enorme potenza di calcolo dei computer quantistici il tempo si accorgerà notevolmente, esponendo chiunque a possibili violazioni e sottrazioni di dati.

Mentre in Italia ci concentriamo sui gattini postati da Salvini, l’Nsa lavora ad algoritmi crittografici capaci di proteggere le informazioni da hackeraggi quantistici. I più grandi brand del mondo digitale, come Google, Microsoft e Ibm, hanno presentato i primi prototipi di questi computer, che potrebbero essere commercializzati “fra quattro o cinque anni”, secondo Massimo Chirivì, ethical hacker e CEO di Innovamind. Il mondo si prepara a una nuova rivoluzione tecnologica.

Il divario fra l’attenzione dedicata alla sicurezza cibernetica oltreoceano e quella esibita dai media del nostro Paese è atlantico. Nel discorso di insediamento del presidente del Consiglio Conte è assente qualsiasi accenno ai pericoli di attacchi informatici.

Con le nuove tecnologie in arrivo, per attaccare una azienda (che non abbia assunto adeguate contromisure) e dirottare tutti i dati in una casella di posta elettronica a nostro piacimento occorreranno 5 minuti, forse meno. Analisi del sangue, prescrizioni mediche, tac con dati sensibili saranno alla mercé di qualunque attaccante, ovvero di qualsiasi hacker desideri forzare i firewall che li proteggono, o perlomeno dovrebbero.

Tutto ciò nell’indifferenza generale di istituzioni e della stampa tradizionale, concentrata principalmente sui contenuti di alcuni post: fissano il dito che indica il cielo.

Le aziende, pubbliche e private, spesso non seguono il GDPR, il regolamento europeo sulla privacy, perché lo concepiscono come una normativa a cui adeguarsi, qualcosa di imposto, anche se aiuta a mantenere gli standard si sicurezza e di protezione dei dati. L’unico modo per evolverci, e salvarci, è trasformare la legge in pensiero”.

Massimo Chirivì, ethical hacker e CEO di Innovamind