L’Istruzione dimenticata

Molte ricerche economiche hanno dimostrato che le politiche educative influiscono su crescita e capacità di innovazione della società. E la scoperta non è certo nuova di zecca: L’istruzione può innalzare i redditi individuali e il livello di sviluppo di un’economia soprattutto attraverso l’accelerazione impressa al progresso tecnologico.

Il capitale umano accresce il prodotto pro capite sia direttamente sia permettendo l’adozione di metodi di produzione più efficienti. Un aumento del capitale umano pari a un anno di istruzione in più per la media dei lavoratori comporta un aumento del prodotto pro capite del 5%.

Se passiamo ad osservare i vantaggi retributivi per ogni lavoratore il discorso non cambia: nella maggior parte dei Paesi Ocse i laureati guadagnano almeno il 50% in più dei diplomati.

Qui si inserisce tuttavia la prima italica anomalia: in Italia studiare è redditizio ma meno che in altri Paesi Ue ed Ocse: 8,6% contro l’8,8% della Ue, il 12,3% dell’Irlanda, l’11 del Regno Unito, il 10,3 della Finlandia. Una situazione che disincentiva gli investimenti in capitale umano.

Ma l’aspetto più drammatico sta nella scarsa capacità di comprensione di ciò che si legge: il 10% dei nostri studenti è in grado di leggere un testo ma non di comprenderne i contenuti. E al Sud la percentuale sale al 15%.

Alla luce di quanto detto, cosa significa essere analfabeti in una società moderna? La domanda è d’obbligo perché nel merito c’è una vera e propria guerra di cifre, causata dai diversi criteri usati per assegnare tale “marchio”.

Secondo l’indagine “ALL” dell’Invalsi, il 46,1% degli italiani si trova in condizione di “illetteralismo”, non riesce cioè a superare il livello base di comprensione di un brano di prosa: oltre 33 milioni di persone. Se la definizione restrittiva può andar bene per migliorare le statistiche, economisti e linguisti sono tuttavia concordi nel sostenere che in una società complessa non si può considerare alfabetizzato chi magari riesce a leggere un testo o a mettere la firma su un modulo ma non è in grado di fare proprie le informazioni che gli vengono sottoposte.

Gli esperti internazionali hanno concluso che soltanto il 20,2% della popolazione italiana possiede le competenze minime di lettura, scrittura e calcolo indispensabili per muoversi in una società complessa: riescono cioè a leggere un grafico, controllare un estratto conto in banca, leggere un giornale, un avviso o un’istruzione, sanno chi è l’Autorità per la privacy e così via.