ForestaMI

Milano, città metropolitana, come le altre grandi aree urbane, sempre più abitate e sempre più estese, soffre la crisi climatica in corso. Soffoca per il calore crescente e per gli eventi climatici estremi di natura alluvionale.

Il 20 maggio scorso il Consiglio Comunale ha approvato una mozione sull’emergenza climatica e l’Amministrazione ha creato una Direzione Città Resilienti, guidata da Piero Pelizzaro. Il Chief Resilience Officer è una figura prevista attualmente solo in altre 82 località del mondo, che partecipano al programma 100 Resilient Cities, finanziato a livello internazionale dalla Rockefeller Foundation.

La nuova Direzione lavorerà sull‘integrazione dei rischi climatici, portando all’interno della città una conoscenza di primo livello di ciò che sta accadendo. Per pianificare una città rispetto agli impatti del clima, occorre sapere quanto sono aumentate le temperature e qual è il trend delle precipitazioni in ambito urbano. Questo al fine di migliorare gli strumenti di supporto e assistenza alle categorie più vulnerabili, anziani e bambini ma anche alle donne single, che sono uno dei gruppi più presenti.

A partire dal 1901 fino al 2017 la temperatura media nella città di Milano è aumentata di circa 2 gradi centigradi, più di quella globale, che si è fermata 1,2 °C di incremento. E si stima che da qui al 2050 potrebbe crescere di ulteriori 2 °C. Vuol dire che dal 1901 al 2050 si potrebbe registrare un aumento medio della temperatura urbana intorno ai 4 gradi centigradi.

GRAFICO aumento temperature medie Milano, 1901-2017 – fonte presentazione Piero Pelizzaro, Chief Resilience Officer, 2019

Al tempo stesso, il numero di notti tropicali, quelle in cui si dorme con una temperatura superiore ai 21 gradi, considerata come una soglia di comfort nel dormire, è cresciuto da 15 a 50 negli ultimi 50 anni.

GRAFICO aumento numero notti tropicali a Milano, 1901-2017 – fonte presentazione Piero Pelizzaro, Chief Resilience Officer, 2019

Per una persona benestante, con un certo reddito, questo è un problema relativo, perché si può dotare di aria condizionata. Ma questo non vale naturalmente per una grande fascia della popolazione, che non ha la capacità economica per attingere a soluzioni come quelle dell’aria condizionata. Al di là del fatto che questa è una soluzione che favorisce il tuo benessere ma danneggia quello della collettività».

Questi dati hanno portato a individuare alcune soluzioni che cominciano in primis dal programma di forestazione urbanaForestaMi, che ha l’obiettivo di piantumare 3 milioni di “alberi equivalenti” nella città metropolitana, e quindi anche nel comune di Milano, entro il 2030. Equivalenti nel senso che interessa di più come e dove piantumiamo queste piante, che il loro numero. Perché occorre piantumare lungo le strade, nelle aiuole, laddove cioè si formano le isole di calore.

Le foreste, infatti, sono una soluzione, sono polmoni che aiutano ad assorbire gli inquinanti. Ma in ambito urbano può risultare molto più efficace piantumare 10 alberi in via Vittor Pisani (viale di accesso alla stazione centrale, circondato da palazzi, ndr) che 10mila al Parco Nord. Perché quei 10 alberi in via Vittor Pisani riducono la temperatura dello spazio pedonale, dei marciapiedi, proiettando l’ombreggiatura sulla superficie, e anche sugli edifici circostanti, così da migliorare la loro performance energetica.