Information Overload

Oggi quasi tutti i sistemi scolastici nel mondo impostano i loro programmi didattici sull’accumulo di nozioni. In passato, quando non c’erano radio, televisione, quotidiani o biblioteche, questa metodologia aveva un senso, poiché le informazioni erano scarse.

Grazie alla tecnologia digitale e alle reti, basta un clic per accedere ai resoconti più aggiornati sulla situazione geopolitica, sulle prospettive economiche o sui problemi ambientali, ma c’è anche una tale quantità di notizie contraddittorie che è difficile sapere a che cosa credere.

La frustrazione di non riuscire a gestire il sovraccarico cognitivo e a comprendere la quantità di informazioni, porta con sé una difficoltà a concentrarsi, cedendo così il passo ai video divertenti di gatti, ai pettegolezzi sulle persone celebri o alla pornografia online.

Il sistema formativo, fino ad oggi, si è adattato alle due fasi complementari della vita dell’uomo: un periodo di apprendimento seguito da un periodo di lavoro. Nella prima parte della vita si accumulano informazioni, si sviluppano abilità, si concepiscono visioni del mondo e si costruisce un’identità consolidata. E gli incrementi cognitivi si riducono con il crescere dell’età. Per le generazioni del XXI secolo sembrerebbe più difficile l’ottenimento di una stabilità socio-economica inserita in una concezione del lavoro, e del mondo, duraturi.

Secondo Partnership for 21st Century Learning (P21), una coalizione tra diversi attori (imprese, scuole, università, ONG) che dal 2002 sta sviluppando una visione olistica dell’apprendimento, ogni studente, oltre a possedere una forte padronanza dei contenuti, deve sviluppare esperienze formative nelle “Quattro C”:

  • il pensiero critico;
  • la comunicazione;
  • la collaborazione;
  • la creatività.