Slow Tourism

Su Amavido sono stati aggregati 340 borghi sparsi per l’Italia. La piattaforma propone ai viaggiatori pacchetti che includono il soggiorno in agriturismi, B&B e strutture ricettive, ma anche esperienze “local” come corsi di cucina tradizionale, lezioni di balli popolari e riscoperta di antichi mestieri, oltre ovviamente a corsi di lingua italiano. Grazie a questa start-up sono state avviate attività turistiche e ricettive, che hanno favorito la ripresa delle attività economiche in questi borghi.

Amavido è stata fondata nel 2015 da due giovani: Dominik Calzone, nato in Germania ma originario di un paesino della Calabria, e Lucia Tomassini, destination manager di Fano che ha studiato in giro per l’Europa. Le esperienze vissute nei piccoli Comuni li hanno portati a fondare questa startup per dare una soluzione ai problemi che affliggono i nostri borghi, tra spopolamento, abbandono e disoccupazione.

La filosofia che sta dietro alla nascita di Amavido è, per molti versi, molto simile a quella di Slow Food. Esattamente come l’associazione fondata da Carlo Petrini, anche Amavido si pone l’obiettivo di recuperare e valorizzare elementi che hanno caratterizzato il tessuto del nostro Paese, in questo caso dei luoghi inimitabili per storia, cultura, gastronomia, tradizioni locali.

E come Slow Food si oppone alla cultura del cibo spazzatura, prodotto e consumato in velocità. Amavido combatte l’overtourism, lo sfruttamento delle risorse ambientali, l’inquinamento, per puntare su un turismo più sostenibile e rispettoso.