Chi pagherà i nostri debiti?

Il Ministro Tria recentemente è tornato improvvisamente a vestire i panni dell’economista consapevole. Ma quanto è credibile un ministro che solo ora ammette che lo scorso autunno avrebbe dovuto insistere di più con i suoi rappresentanti del governo che gli imposero un 2,4% di rapporto deficit/Pil contro l’1,6% che aveva saggiamente suggerito e già trattato con l’Unione Europea? Evidentemente le sue spiegazioni non furono convincenti, visto che Matteo Salvini e Luigi Di Maio imposero la crescita del deficit/Pil al 2,4% per finanziare le spese del Reddito di cittadinanza e di Quota 100.

Ora riparte il balletto in vista della prossima manovra di bilancio prevista in autunno. Sul tavolo un dibattito stucchevole, visto che Salvini vuole la flat tax, Di Maio non vuole alzare l’Iva ma nessuno dei due sa come recuperare le risorse. E Tria mette le mani avanti dicendo che la decisione è politica e lui non può fare niente.

Tria, tuttavia, nell’assecondare questo siparietto a spese del popolo italiano, non ha minori responsabilità. Se da ministro dell’Economia non è in grado di mantenere la barra dritta sui conti pubblici è meglio che si faccia da parte. Dopo le elezioni europee si rischia di andare alla resa dei conti. Salvini ha detto pochi giorni fa: “Vinciamo le europee e nessuno ci chiederà i 23 miliardi dell’Iva”. Ma il problema non sono i burocrati di Bruxelles, è il mercato che possiede il nostro debito.

Forse i nostri governanti non si sono accorti che lo spread che in queste settimane è stato calmierato dalla Bce, la quale anche dopo la fine ufficiale del Qe sta continuando a reinvestire risorse nei titoli di Stato italiani che vanno a scadenza. Di fatto le detenzioni di titoli italiani da parte della Bce sono diminuite di soli 26 miliardi nel 2019 rispetto ai circa 400 miliardi presenti in portafoglio a fine anno con scadenza media oltre 7 anni.