Sustainable Fashion

I consumi dell’industria dell’abbigliamento aumentano e i clienti chiedono più sostenibilità. Il fast fashion si reinventa e chiede aiuto a tecnologia e nuove aziende per filati innovativi ed ecosostenibili.

Quella dell’abbigliamento è la seconda industria più inquinante al mondo, seconda solo al petrolio, con un contributo annuo del 10% nelle emissioni di gas serra.

La moda fast fashion, quella che insegue il trend e che lo porta in modo veloce nei negozi delle grandi catene globali, ha visto una crescita importante e oggi conta più del 60% di tutto il settore, con una crescita dal 3,5% al 4,5% nel 2019 secondo McKinsey. Con una domanda che fino a ora non accenna a diminuire: 160 miliardi di euro e e 40 milioni di tonnellate di vestiti acquistati all’anno, destinati a diventare 60 milioni di tonnellate nel 2030.

La vera novità è data dal cambiamento delle preferenze del pubblico, che oggi è molto più attento a prezzi e qualità rispetto a quello che succedeva una ventina d’anni fa.

Oggi sono i consumatori più giovani a essere più sensibili a questo tema. E sono anche quelli più interessati a sapere dove e come quel capo è stato prodotto, al di là del prezzo.

Le nuove generazioni sanno infatti che il cambiamento nell’industria del fast fashion è realizzabile grazie allatecnologia e all’utilizzo di nuove fibre naturali con le quali confezionare abiti e creare nuove collezioni in linea con l’ambiente e uno stile di vita responsabile ed etico.

Una generazione che conterà il 40% dei consumatori nel 2020 e che pretende un cambiamento di rotta da tutte quelle aziende che per rincorrere la velocità e i gusti del mercato producono in modo intensivo con altissimi livelli di scarti. H&M già da qualche tempo ha risposto a questa esigenza con collezioni in cotone organico e inseguendo obiettivi di riduzione delle emissioni e di miglioramento delle condizioni dei propri dipendenti negli stabilimenti produttivi.

La tecnologia è alla ricerca di nuovi materiali eco-sostenibili da inserire nella catena produttiva che si stanno concentrando gli sforzi. Ferragamo e H&M si sono recentemente rivolti alla startup italiana Orange Fiber, che produce innovativi tessuti dagli scarti delle arance.Piñatex è una fibra ricavati dagli scarti dell’ananas e sviluppata a Londra da Ananas Anam. Mentre Mylo è una fibra naturale che nasce dalla stessa sostanza in cui nascono i funghi, molto simile all’effetto della pelle ma tutta naturale.