Libertà e Disinformazione

All’indomani degli attentati costati la vita a quasi 300 persone la domenica di Pasqua, il governo dello Sri Lanka è ricorso a una misura drastica, bloccare temporaneamente l’accesso ai principali social network e i programmi di messaggistica istantanea. Lo scopo era quello di arginare la diffusione di notizie false e divisive.

La rete è sempre più segnata da una sorta di cortina di ferro, a dividere due diversi approcci ideologici: da un lato, diversi leader mondiali che cercano di contenere i crimini d’odio e la diffusione di immagini degli attentati (come era già successo nell’attacco di Christchurch in Nuova Zelanda lo scorso 15 marzo) stanno implementando misure di censura totale o parziale; dall’altro, ci sono gli esperti che sostengono che una mano troppo pesante potrebbe ottenere l’effetto opposto, e peggiorare ancora di più la situazione.

Haters

Ma non mancano sostenitori di ipotesi più draconiane, pur da una prospettiva liberale. La tesi principale di Christian Rocca, giornalista de La Stampa (e per anni firma de Il Foglio ed ex direttore del magazine IL), è la seguente: l’attuale modello di business di internet, basato sulla gratuità e la dipendenza, ha favorito comportamenti compulsivi che ci fanno cedere qualsiasi tipo di dato personale e diventare marionette nelle mani di chi punta ad avvelenare il discorso pubblico.

A questo si aggiungerebbe la disintermediazione, vale a dire il superamento di corpi intermedi come redazioni strutturate e partiti politici, e il gioco dei nemici della libertà è fatto: le nostre litigate virtuali, i nostri sfoghi, le nostre ore passate a leggere notizie assurde favoriscono da un lato le multinazionali del big data, e dall’altro attori internazionali poco raccomandabili.

Il dibattito è appena iniziato, e investirà necessariamente concetti come la natura delle nostre democrazie, la capacità di accettare il mandato popolare (non importa come esso sia stato raggiunto) e l’essenza stessa della libertà di parola.