Le donne del computer

Il 25 aprile si è celebrata laInternational Girls in Ict Day, promossa dall’ITU ( International Telecommunication Union), per incoraggiare le ragazze e le donne in generale a prendere in considerazione percorsi professionali nel settore ICT. Ci vuole un 25 aprile, che in Italia ricorda l’importanza della democrazia e della libertà, per ricordare quanto lontana sia ancora la parità nel settore delle Information Technologies.

Il problema sta nel fatto che, secondo gli ultimi dati pubblicati in uno studio voluto dalla UE, Women in Digital Age, i posti di lavoro in ambito delle ICT sono in crescita, mentre sono in calo le persone che si specializzano in questo settore. In calo uomini e donne. Con un piccolo particolare: le donne erano già una minoranza.

Sul senso di minoranza i dati parlano da soli: il numero degli uomini con studi in ICT sono 4 volte quelli delle colleghe donne, diminuite nell’istruzione superiore, rispetto al 2011. Gli uomini che lavorano nel digitale sono il triplo delle donne.

Lo stesso studio parla del persistere di forti pregiudizi inconsci su ciò che è “appropriato” per donne e uomini e su quali siano le attitudini di ciascun genere. Ci vorrebbe un cambiamento culturale, ovvero un qualcosa di non immediato e neppure banale.

Sì, è un problema. Perché, secondo lo stesso rapporto, la perdita annuale per l’economia europea legata alle donne che lasciano i posti di lavoro nel digitale per diventare inattive è calcolata in oltre 16 miliardi di euro. E’ un problema perché se un numero maggiore di donne contribuisse a sviluppare, il settore ICT aumenterebbe il PIL europeo.

La cultura delle pari opportunità sul luogo di lavoro, inoltre, secondo una ricerca Accenture, Getting to Equal 2019, rappresenta un efficace moltiplicatore di innovazione e crescita. Un fattore determinante per migliorare gli ambienti di lavoro e renderli più produttivi.

Nella disparità di genere, insomma, a perdere sono uomini e donne. Non solo donne. Tutti.

Il nostro Paese, secondo il Women in Digital Scoreboard 2018, è quartultimo, meglio solo di Grecia, Romania e Bulgaria. Scoraggiante la situazione riferibile all’uso di Internet, al possesso di competenze specialistiche in IT e al numero di esperte impiegate in questo settore.

Se è vero che siamo campioni nello stilare elenchi di donne che possano fare da buon esempio nel digitale, è poi vero che rare sono quelle che si siedono ai tavoli decisionali su questi temi o che hanno la possibilità di portare la propria esperienza in workshop e convegni a tema innovazione e ICT.