Splinternet, il sovranismo digitale

La divisione di internet, gradualmente, si sta concretizzando, trasformando la rete globale in una realtà balcanizzata soprannominata Splinternet.

Andrea Daniele Signorelli esperto di tecnologie, politica e società

Lo scorso 26 marzo è stata approvata la contestatissima direttiva UE sul copyright. Gli articoli più controversi sono due. Il primo è l’articolo 13, che impone a tutti i siti e le applicazioni commerciali sulle quali può essere caricato anche materiale protetto da diritto d’autore di essere responsabili per questi contenuti, e quindi punibili in caso di violazioni. L’articolo 11 (nella versione definitiva articolo 15) prevede invece che gli editori possano imporre alle piattaforme degli accordi commerciali se queste vogliono pubblicare gli estratti degli articoli; quelli che vediamo ogni volta che cerchiamo qualcosa su Google o compare un’anteprima su Facebook. Niente accordi, niente anteprima.

La versione europea del world wide web potrebbe diventare così sempre più diversa dalla rete globale. Google potrebbe decidere di chiudere Google News in Europa.

Chiamatelo, se volete, “sovranismo di internet”: un fenomeno che spinge sempre più nazioni a creare delle vere e proprie intranet nazionali. Non è una metafora: se USA, Cina ed Europa si limitano a dotarsi di leggi diverse e a bloccare contenuti sgraditi tramite firewall, altre nazioni stanno fisicamente isolando la loro rete dal resto del mondo.

La divisione di internet, gradualmente, si sta concretizzando, trasformando la rete globale in una realtà balcanizzata soprannominata Splinternet. E con questo, tanti saluti anche alla “dichiarazione di indipendenza del cyberspazio” pubblicata nel 1996 dall’attivista (e autore dei testi dei Grateful Dead) John Perry Barlow: “Voi non siete i benvenuti tra noi. Non avete sovranità nel luogo in ci ritroviamo”, scriveva tra le altre cose Barlow, rivolgendosi ai governi di tutto il mondo.

Internet, in un certo senso, è vittima del suo successo. Agli albori della rete, nessuno poteva immaginare come la rete avrebbe cambiato il mondo; com’è noto, nel 2005 Paul Krugman, in seguito vincitore del premio Nobel per l’economia, scrisse che l’impatto economico di internet non sarebbe stato superiore a quello del fax...(!)

Le cose sono andate molto diversamente: ogni tipo di industria (finanziaria, energetica, sanitaria, tecnologica) ha spostato operazioni, informazioni e comunicazioni sulla rete. Un lavoro colossale condotto in nome dell’efficienza e della semplificazione, ma che ha aumentato a dismisura il rischio che dati sensibili o strategici vengano sottratti dagli hacker al soldo di stati rivali.