Pi Day

Ben lungi da essere solo un capitolo dei manuali di matematica, il π è anche parte integrante dell’essere umano. È nelle nostre pupille, negli attorcigliamenti della doppia elica del dna o nel rapporto tra la distanza che separa l’alluce e l’ombelico e quella tra quest’ultimo e la punta della testa: questo rapporto è proprio 3,14. Inoltre è ovunque nella natura che ci circonda, negli arcobaleni, nei cerchi concentrici che si formano quando si lancia un sasso in uno specchio d’acqua o quando sulla sua superficie cadono delle gocce di pioggia e anche nella forma dei fiumi.

Infatti, il rapporto tra la lunghezza effettiva di un fiume dalla sorgente alla foce e la lunghezza in linea d’aria (ovvero se il fiume scorresse dritto, senza anse e curve, lungo il suo percorso) è sempre approssimabile al pi greco.

Il primo a cercare di spiegare questo fatto affascinante fu Albert Einstein, il cui compleanno cade proprio il 14 marzo (e per questo motivo oggi alla Princeton University è festa doppia). Secondo il fisico, piccole anse nel letto di un fiume provocano un forte aumento della corrente sul lato esterno della curva che erode ulteriormente l’ansa, causando un maggiore incurvamento. Questo processo continua fino a che il fiume non si ripiega su se stesso e comincia a formare un’ansa nella direzione opposta.