Carbon Footprint

Pensiamo alla nostra relazione con l’ambiente come a uno scambio sociale, il che ci porta alla convinzione errata che un comportamento
rispettoso dell’ambiente” possa compensare il comportamento
dannoso”. Ma a differenza di un errore di valutazione sociale, la nostra impronta ambientale non può essere “smussata”.

I pubblicitari, i politici e i sistemi economici giocano sulla psicologia della
compensazione climatica”. Ma questo pensiero sul dare e prendere porta a pensare erroneamente che le scelte “verdi” possano compensare quelle insostenibili. In realtà, tutti i consumi causano danni permanenti all’ambiente, e le opzioni verdi sono nel migliore dei casi meno dannose piuttosto che riparatrici.

Per indirizzare meglio i comportamenti delle persone, delle imprese e degli Stati lontano da comportamenti dannosi per l’ambiente attuati in nome della compensazione climatica, ci vorrebbero invece una legislazione più severa sugli strumenti di marketing e una stima obbligatoria dell’impronta di carbonio dei prodotti.

Termini come “eco-friendly” o “green” incoraggiano la visione che gli oggetti, i comportamenti e le decisioni con queste etichette sono
buoni” per l’ambiente, piuttosto che “meno cattivi”. Ad esempio, definire un ristorante di hamburger “100 % climate compensated” , può indurre la gente a credere che cenare in quel ristorante non abbia un peso ambientale.

Invece, potremmo fornire ai consumatori un feedback immediato su quanto è eco-etichettato e su altri prodotti che si vanno ad aggiungere all’impatto ambientale di ciò che stanno acquistando. Ad esempio, i sistemi di auto-scansione nei supermercati potrebbero fornire ai clienti una stima dell’impronta di carbonio accumulata nel loro carrello della spesa.


Riferimenti: