Gli Urania di Karen Thole

Enfasi, drammaticità, ombre che scolpiscono i volti, contrasti di colore formidabili, eroine sci-fi impeccabili, contrappunti visivi indimenticabili, intuizioni scioccanti, prospettive distorte, visioni grandangolari, un’ironia gelida e beffarda.

Le creature di Karel Thole sono interplanetarie. Interplanetario vuol dire non solo lontano ma alieno, straniero, non di questa terra, in una parola unheimlich, perturbante. Grazie a queste visioni, nello scintillante mondo della fantascienza fatto di astronavi, pianeti colorati, alieni strampalati, emergono le nostre identità. Un po’ quello che a tutt’oggi ci fa vedere i presunti visitatori delle stelle come esserci gracili e dalla testa grossa, versione abortita, gelidamente filtrata dall’inconscio collettivo, della nostra civiltà.

Il peccato originale del lavoro di Thole è che spesso  appioppava copertine indelebili a libri di qualità discutibile. Scorrendo il catalogo di Urania, sembra quasi che Thole ne illustrasse le storie come potrebbero apparire in una dimensione alternativa a quella presente e viva, in cui l’autore è un maestro del genere e il volume un capolavoro inarrivabile. Se la storia non reggeva il confronto con la copertina era perché quest’ultima si poneva come in tacita concorrenza, non in intesa, ma proprio in concorrenza con le storia che illustrava. I suoi lavori sono romanzi di per sé, da soli già bastano a saturare il lettore avido di emozioni.

I mostri, le bestie, gli alieni di Karel Thole apparsi in decine di sfumature, forme e colori differenti sulle più di 700 copertine che sono la dimensione del suo lavoro per Urania, non sono semplici bestie di altri mondi ma sono variazioni, simulazioni, naufragi di noi stessi. Non sono un telo colorato che si agita per qualche secondo sulla scena circolare di una copertina, ma sono mostri psicoanaliticamente attivi. Non a caso l’illustratore olandese attingeva alla fonte del surrealismo, i cui protagonisti a loro volta erano attratti dalle teorie dell’inconscio del dottor Sigmund Freud. Renè Magritte, Salvador Dalì, Max Ernst sono le influenze più evidenti. Hieronymus Bosch, il pittore fiammingo di così tante visioni infernali, quella più nascosta.