Il metodo Burioni

La teoria della razionalità limitata del premio Nobel Daniel Kahneman (ispirata ai lavori del Nobel Herbert Simon) spiega per che Homo sapiens tende ad accettare il rischio non in un contesto (frame) di guadagno ma solo davanti a possibili perdite. Ai genitori esitanti è quindi non tanto opportuno comunicare l’efficacia e sicurezza dei vaccini – se non c’è percezione del rischio infettivo, i guadagni in termini di salute vengono ignorati –, quanto insistere sui reali rischi della perdita di salute quando si è privati dello scudo vaccinale.

Come esempio pratico della (errata) discussione circa il corretto stile comunicativo per divulgare la scienza viene citato l’approccio comunicativo sui vaccini del virologo dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, il Roberto Burioni, il cui metodo è preso di mira e definito sbagliato da alcuni comunicatori e divulgatori scientifici (in questa querelle non entrano, per diverso atteggiamento e ambito disciplinare, i giornalisti scientifici).

Le vaccinazioni sono un tema particolarmente polarizzante ed esiste una ormai solida e articolata letteratura scientifica che si occupa della cosiddetta esitanza vaccinale (vaccine hesitancy), che per alcuni è un caso particolare del più generale problema della aderenza terapeutica (compliance).

Le teorie della vaccine hesitancy e della compliance spiegano bene che la comunicazione è centrale per convincere gli indecisi e funziona, anche in questo caso, secondo un approccio personalizzato, noto come Tailoring ImmunizationProgrammes (Tip), ovvero secondo i Programmi di immunizzazione personalizzati, promossi dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che suddivide accuratamente le diverse strategie comunicative a seconda dei diversi gruppi di esitanti. È quindi importante tenere sempre ben presente, anche quando si parla di stile divulgativo, il contesto comunicativo e la personalizzazione del messaggio.

Quello che i critici di Burioni non hanno capito della divulgazione scientifica