Il degrado (culturale) del web

Come è stato possibile che in pochi anni il discorso riguardo alle giovani generazioni sia passato dalle proteste anticapitaliste e i movimenti per la democratizzazione, all’elevazione di rancore, misoginia, omofobia e razzismo a forme di presunta resistenza – simbolica e pratica – rispetto al soffocante ordine liberal-democratico dominato dal politically correct e dalle promesse di rinnovamento infrante?

Angela Nagle, Kill all normies

Negli anni che intercorrono fra l’elezione di Obama e quella di Donald Trump, segnati per altro dai grandi traguardi mancati sia dai movimenti di massa che della politica mainstream, il web non ha fatto altro che tramutarsi da oasi di speranza a campo di battaglia di una vera e propria guerra culturale i cui effetti si sarebbero poi riversati a macchia d’olio su tutto il tessuto sociale, travalicando agevolmente i confini dell’etere.

Forum, social media, piattaforme di microblogging: ogni spazio della rete immaginato in passato come libero e aperto al confronto, veicolo di quel disgusto in grado di sovvertire l’ordine presente, emerge nelle pagine di Nagle come laboratorio di degrado fisico e mentale in cui donne, comunità queer, afroamericani e in generale qualsiasi categoria non riassumibile in quella di maschio bianco eterosessuale esiste in definitiva unicamente in quanto nemico da abbattere.

Contro la vostra realtà di Angela Nagle